The Niro

vicissitudini di un menestrello...

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sabato, febbraio 18, 2006

LA CUCINA MESSICANA

E' nato un amore. Da quando ho provato l'enchiladas non ho mai smesso di mangiare messicano. Mi ricordo dell'ultima volta che avevo assaggiato le specialità mariachi a Roma, e quell'esperienza me la ricordai nei due giorni successivi grazie a  un notevole mal di pancia. Ma qui a Tucson, a due passi dal confine messicano, i piatti sono di una bontà incredibile. Tacos, burritos, enchiladas, con manzo, o con pollo, accompagnati da fagioli neri e riso, sono divini e non lasciano strascichi:).

Olé!

I CONCERTI

Pomeriggio del 12... mai accompagnare il messicano con la birra, soprattutto a pranzo. Dopo un pranzo divino in un ristorante messicano (ma guarda), in cui c'erano anche 2 ragazzine mariachi (chitarra violino e voce) che con la loro bravura e intensità avevano fatto venire i lucciconi a Fiammetta, e pure a me:), ero stanco. Ma stanco morto. La birra e il caldo mi avevano dato alla testa. In più ero accaldato. Di più... mi ero ustionato il viso. Se il sole d'inverno in Arizona ustiona, figuriamoci cosa succede d'estate! Da quando ero a Tucson avevo sempre la saliva nulla (umidità 0% ovviamente) in più erano 20 giorni che non cantavo... in sostanza, ero preoccupato.

Le 20, orario di inizio concerto, si avvicinano, e fortunatamente mi riprendo. L'ustione al viso passa grazie alla natura del luogo: in giardino c'era una pianta di aloe vera, il cui contenuto (una sorta di poltiglia biancastra) spalmato sul viso, mi aveva "raffreddato" con mio sommo gaudio! Nel frattempo mi riprendo anche dal coma. Sono le 19,30 e sto bene, ma la gola è sempre secca. L'acqua che sgorga dai rubinetti a Tucson è più saporita di una bistecca di cinghiale... peccato che l'acqua dovrebbe essere insapore. L'unica cosa che potrebbe salvarmi è la sambuca. Andiamo al Red Room, e subito vado al bancone ad ordinare l'elisir miracoloso. Non ce l'hanno... anzi, peggio, il barman non sa proprio cosa sia la sambuca!! Allora, aiutato da Cait, cominciamo una sorta di illustrazione-spiegazione un po' buffa, che sortisce un effetto imprevedibile... senza dirci nulla il barman prende una bottiglia, la apre, versa il contenuto in un bicchierino, e me lo dà... mi avvicino, annuso e... UZO!!!! Miracolo, la versione greca della sambuca mi ha salvato in corner.

Sono le 20, e Emily Marchant e Mark Burgesse, che avrebbero dovuto iniziare il live, e soprattutto portarmi l'amplificatore, non si vedono... prendo un altro uzo

sono le 20,30... ancora niente... altro uzo per me

21,00... nisba... quarto uzo

21,30... nada... quinto uzo... è finito l'uzo:)

22,00... anocra niente, ma arriva Cait e mi dice che i due stanno arrivando... si erano fermati a suonare per strada per alzare qualche soldo! In quel momento la tensione che mi aveva accompagnato sparisce. Sempre più innamorato del posto, e ormai totalmente ubriaco, chiacchiero vigorosamente con i miei nuovi amici al tavolo: il primo, dante, un trombettista (ma anche polistrumentista) che scrive musiche per musical; la seconda (cavolo, non ricordo il nome), un soprano col sogno di cantare alla Scala nel cassetto. In quel tavolo credo di aver sparato una quantità infinita di cavolate che si ricorderanno a lungo di me...

22,30

Eccoli i buskers, quando ormai ero cotto... si avvicina Mark e mi fa "inizia tu ragazzo"... mi dirigo verso il palco, e mi attacco al suo antico fender Hot Rod. Senza neanche un minimo di soundcheck, inizio a cantare. C'è poca gente, ma non mi lascio intimorire. Ho fatto 13.000 chilometri per essere qui e non ho intenzione di fare brutte figure. Dò il meglio di me, nonostante la spia non mi mandi la voce, e la poca gente presente apprezza. La chitarra spara troppo, ma tutto sommato suono bene. Finisce il concerto... qualcuno mi ferma... "great, I love your stuff"... cose così... avevo rotto il ghiaccio, ed ero felice! Dopo di me salgono sul palco Emily e Mark: immaginatevi una chitarra alla Bang Bang di nancy sinatra... immaginatevi una voce alla Nancy Sinatra... lo stile è quello, tanto che verso la fine fanno... Bang Bang, per l'appunto! Bel concerto.

Il giorno dopo, 13 febbraio, altro concerto, stesso locale, altro duo con cui dividere il palco. Questa volta l'uzo è finito e mi affido al rum. Sto benissimo, e sono intenzionato a rischiare il tutto per tutto. Preparo una scaletta che non ho mai avuto il coraggio di fare neanche a Roma, e riparto con il live. Canto the Kiss, il primo brano, e mi presento "Hi, I'm The Niro... again:D"... la gente, che questa volta è parecchia, ride! Suono per oltre un'ora, anche pezzi strumentali... faccio tutto quello che mi passa per la testa. Dopo ogni pezzo, prendo il bicchiere di rum e lo alzo al pubblico, che ricambia... sono tutti presi, e io a fine concerto mi rendo conto di aver fatto il concerto più bello della mia vita. Tutti mi fermano, tutti mi chiedono un cd, che non avevo portato. Forse è il giorno più bello della mia vita... con una ciliegina speciale: verso la fine chiamo fiammetta sul palco e l'accompagno alla chitarra mentre canta la sua "no pain no glory", che riscuote notevole successo... era la sua prima volta e cavolo, esordire a Tucson non capita tutti i giorni!

Quello che succede dopo renderà questa sera indelebile: sale sul palco Tom Walbank accompagnato da Mark Burgesse, anzi, dall'Ambassador (sarebbero un trio, Tom Walbank & the Ambassadors, manca il batterista). Io incuriosito mi metto davanti... iniziano... lui, Tom, usa una danelectro alla quale manca il mi basso. non usa il plettro, ma suona esclusivamente col pollice e l'anulare; in più al mignolo ha il ditale per lo slide. al collo un'armonica. L'altro, mark, suona la chitarra senza plettro, ma stoppando le corde, ad imitare il basso. Quello che vedo mi lascia stregato. Accompagnandosi con i piedi i due danno vita ad un concerto pazzesco... un blues che mi devasta l'anima. La grandezza di Tom è immane. Solo dopo vengo a scoprire che qui negli states è considerato un grandissimo del blues. Andate a sentirlo qui e godete. Lui andrà avanti fino all'una, ma io e fiammetta la mattina dopo dobbiamo alzarci presto per ripartire alla volta di new york, e quindi verso mezzanotte siamo costretti ad abbandonare la visione di quel live incredibile. Mentre andiamo via Tom al microfono ci saluta, ci fa i complimenti, e tutto il pubblico parte in un'ovazione per noi. Cait fa "guarda, tutto questo è per te..."... e io mi commuovo. Vorrei tanto restare qui per sempre, nel relax, nell'arte, in questo clima quasi d'altri tempi. E Cait ce lo dice... "perché non vi trasferite qui per sempre? Vi lascio la mia casa... da quando siete qui siete diventati immediatamente cittadini di Tucson"... sono due giorni che sto a Roma, e mi sento un turista... forse ha ragione lei.

Postato da: theniro a 16:44 | link | commenti |

venerdì, febbraio 17, 2006

Arizona Dream

New York-Phoenix... Phoenix... Dopo circa 7 ore di volo atterriamo all'aeroporto di Tucson in Arizona. Avevamo lasciato New York con una temperatura di 4 gradi... e qui, in pieno deserto, nonostante sia inverno, siamo ben lieti di constatare che ci sono 26 gradi di puro piacere. L'aria è secca, nel cielo neanche mezza nuvola... dall'opulenza della Grande mela al vuoto che ci si para innanzi appena usciti dal terminal, è un triplo salto mortale... Fiammetta è incuriosita... io sono già innamorato. Cait, la ragazza che ci ospita, ci viene a prendere in ritardo di quasi un'ora, introducendoci immediatamente alle usanze del posto, basate essenzialmente sul relax... ma di questo ne parlerò dopo. La nostra ospite nei nostri epistolari ante-partenza mi aveva comunicato che ci avrebbe lasciato la sua casa a nostra totale disposizione, ed è stata di parola. Arriviamo al 512 di Meyer street. Siamo nel pieno Barrio di Tucson. Le case si avvicinano di più alla tipologia della baracca. Greg, il nostro nuovo vicino di casa, non ha il tetto: questo perché lo ha deciso lui, ma non ha avuto il tempo di spiegarmi il motivo. La dimora di Cait è davvero graziosa. Le mura della facciata esterna sono di un turchese intenso, e ricordano le tipiche costruzioni messicane. Qui dove siamo in effetti c'è poco di americano. A Tucson sono tutti comunisti. E tutti artisti. Cait venne in Arizona dall'Irlanda sei anni fa a trovare il fratello che vi si era trasferito qualche tempo prima; poi lui se ne andò, e lei rimase. E come vive Cait? Facendo la pittrice, vendendo i suoi quadri dipinti sul legno a 1500 dollari l'uno... e pagando 250 dollari di affitto (quasi come da noi). Nell'aria secca paradossalmente si respira vita. Nel retro c'è un giardinetto, arredato con cactus, fichi d'india, e c'è una di quelle auto anni '50 per famiglie, forse ferma lì da 50 anni. E poi tante cianfrusaglie arruginite, che però non danno il senso della discarica, bensì di un arredamento eccentrico (forse ho preso un colpo di sole).

Sempre in mezzo al giardino c'è una vasca da bagno; Cait dice che possiamo usarla per lavarci. "Ma in che posto siamo capitati?" dico scherzosamente a Fiammetta. Sono affascinato. Oltre a tutto ciò, scopriamo che abbiamo il bagnetto in comune con Greg e signora... senza chiave ovviamente: basta vedere la lampadina accesa fuori e capire che è occupato... ovviamente dopo i miei bisogni la prima sera mi ero dimenticato di spegnerla. me ne sono accorto dopo un'ora... dopo il click sento greg catapultarsi in bagno. mi sono sentito un po' in colpa, lo ammetto.

Comunque, dopo esserci sistemati, nonostante fossimo vittime del jet-lag, io e Fiammetta accettiamo l'invito di uscire con Cait per dare subito un assaggio alla città. La piccola irlandese ci presta le biciclette e partiamo verso il centro della città... che poi non ha un centro, come scopriremo poi. prima tappa la galleria dove Cait espone. Conosciamo il gestore che ci fa: "Italiani? Bella l'Italia, ma io non ci vivrei mai... siete tutti ammassati in quel lembo di terra... qua invece avete visto quanto spazio?"... e io pensavo... "ho capito amico mio, qua stai nel deserto, a new york vivono milioni di persone in un metro quadro. arriviamo in una strada dove c'è un po' di vita, e ho una gran voglia di fumare...

HOWE GELB

Entro con Cait in questo posto e compro un pacchetto di sigarette con il logo di un indiano che fuma il calumet... mentre pago, sento della musica provenire in una sala adiacente comunicante col bar... in quel mentre Cait mi fa "ah, qui stasera suona un mio amico... si chiama Howe Gelb"... "COSA?!?!?! Vorresti dirmi che Howe Gelb sta suonando in questo bar, ORA?!?" "Ah, lo conosci? Davvero lo conosci? AHAHAH! Great! Comunque costa 5 dollari... non lo so, forse è un po' caro... (5 dollari per Howe Gelb... roba che ne avrei pagati 50 per vederlo suonare a casa sua)... e poi mi fa "vabbé, dai, te lo offro io come regalo di benvenuto"... e così, superato lo shock, cerchiamo di entrare, ma il buttafuori è categorico "ormai non si può entrare"... la mia ospite fa di tutto per convincerlo, e alla fine ci riesce... riesco ad entrare proprio mentre Gelb suonava il suo ultimo accordo e salutava il pubblico composto da venti persone stipate in venti sedie, ordinate davanti al palco in 5 file da 4 posti, tutto all'interno di un teatrino fine anni '40 illuminato con fiochissime luci rosse. Cait è dispiaciuta, ma mi assicura che dopo me lo avrebbe presentato, così poi lo avremmo invitato a vedermi suonare al "The Red Room" il 12 e il 13.

Per una cosa e l'altra, per il mio mal di testa, per la stanchezza che aveva ormai superato ogni soglia di sopportazione, decidiamo di rimandare quell'occasione ai giorni successivi. Il giorno dopo Cait mi dice che aveva parlato di me a  Gelb e gli aveva detto dei concerti, ma lui aveva risposto che difficilmente sarebbe potuto venire perché in quei giorni era fuori città,  lasciando comunque una speranza di presenza per la seconda data... alla fine non ce l'ha fatta, pazienza.

LA GENTE DI TUCSON

Gli abitanti di Tucson sembrano tutti attori. In realtà sono quasi tutti artisti. Oltre ai quadri di Cait, siamo circondati una miriade di musicisti... nella nostra strada vivono anche i Calexico, per dirne una. Le caratteristiche che noto in tutti loro si racchiudono in un relax assoluto, una predisposizione incredibile al ritardo, e una generosità mai vista. Cait ci dice che se uno a Tucson ti dice "ci vediamo alle 10, sicuramente si presenterà a mezzogiorno. In effetti lei non era immune da questa attitudine, ma noi ci siamo abituati subito. Una sera siamo andati a un party a casa della leggenda del blues Tom Walbank, col quale avrei diviso il palco il 13, e sembrava di stare sul set di un film. Erano tutti vestiti anni '50, che sorseggiavano vini francesi, e parlavano di arte, musica, ma senza quella spocchiosità che alberga da queste parti... il padrone di casa, Tom, timidissimo, si presenta, e mi fa: "ehi, piacere di conoscerti, benvenuto, il 13 suoneremo insieme"... la moglie gentilissima ci offre da bere, e dopo un po' parlo con Mike Bagesse, il chitarrista di Tom,  nonché chitarrista di Emily Marchant, con la quale qualche anno fa fece una lunga turnée in Italia, e che avrebbe diviso con me la serata del 12. Mike mi fa: "Ho sentito la tua roba, davvero grande... domani suoneremo insieme, e anche dopodomani... Lo conosci Tom? Lui è proprio bravo... è molto blues... Poco tempo fa stavamo partecipando al festival mondiale di Memphis, e un gruppo di italiani lo fermano e gli fannoo: "ma sei Tom Walbank?" e lui "sì, sono io"... e giù con i complimenti..." mi sono detto: "Mi sa che questo è un grande... già dalla faccia si vede"... e infatti... ma ne parlo dopo

 

Postato da: theniro a 14:24 | link | commenti |

lunedì, febbraio 06, 2006

Primo giorno a New York...

scrivero' velocemente perche' per mezz'ora di Internet pago la cifra onestissima di 5 dollari...

il primo giorno nella grande mela non e' iniziato nel migliore dei modi. Il bagaglio di Fiammetta e' stato smarrito e per suo dispiacere (e per suo gaudio) abbiamo passato la giornata a fare shopping un po' alla Pretty Woman:)

I turisti a New York, come dice giustamente Fiammetta, li riconosci perche' guardano costantemente su'.

Sono rimasto esterrefatto alla vista di manhattan, ma gia' mentre ero sull'aereo mi aveva colpito il colore della terra americana... mi sembrava meno dolce rispetto alla terra nostrana; piu' duro e piu' solido allo stesso tempo... boh, forse sono solo suggestioni, ad ogni modo mi sono emozionato... alla dogana non ci hanno rotto particolarmente le scatole; fortunatamente la chitarra e' arrivata... meno male!!!

ora vado a dormire... a domani!

Postato da: theniro a 00:51 | link | commenti (2) |

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